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Miguel Bosé, eternamente giovane, eternamente genio (2010-2017)

Nel 2010, Miguel era ancora reduce dalle celebrazioni per i suoi trent’anni di carriera con l’ eccezionale successo di “Papito”, che per due anni è stato il disco più venduto in tutti i mercati latini, con più di due milioni e mezzo di copie. E come se non bastasse, durante questi due anni ha percorso mezzo mondo con lo spettacolo “Papitour”.

Il riassunto vitale di tutto questo, Miguel lo eprime così: “Avevo molto da ringraziare a molta gente, per questo ho voluto raggiungere più posti possibile, per cantare a tutti quello che volevano ascoltare.
Dico sempre che se qualcuno mi vuole beccare in qualche posto, che mi faccia sentire che gli debbo qualcosa. Quando mi sento in debito, do tutto! E ciò che la gente mi ha dato in tutti ultimi trent’anni, doveva essere generosamente corrisposto”.

In realtà, il proprio Miguel riconosce che il cambio di tappa era cominciato a svilupparsi con “Velvetina”.
“Arriva un giorno –confessa- che ti svegli una mattina e non sai perché non sei più capace di comporre come prima e ti dici: devo provare a fare qualcosa in linea con “Si tú no vuelves” o “Te comería el corazóne succede che non ti ricordi come si fa, che quegli accordi non ci sono più, se ne sono andati. Con “Velvetina” è successo questo. E questo preannunciava qualcosa. Avevo bisogno di risolvere un ciclo e cercavo la scusa, il momento per farlo, e finalmente ho avuto la fortuna di farlo con “Papito”.
Questo disco realmente mi è servito per mettere la ciliegina sulla torta e chiudere questi trent’anni di carriera alla grande.

Prima di iniziare a incidere il nuovo disco inedito nel 2010, non avevo nemmeno idea di come lo avrei chiamato, cosa che non mi era mai successa prima. In realtà, lo avrei chiamato Cardior, però non l’ho fatto per evitare equivoci di affinità con marche. “Cardio” in greco significa “cuore”; è la vita, è la morte, è la chirurgia, è laboratorio ed ha anche un certo colore, come di elettronica. Credo che se dovessi pubblicare una nuova rivista la chiamerei “Cardio” e, all’interno si potrebbe parlare tanto di architettura come di moda, di cucina o di politica.
Una rivista in equilibrio tra le tendenze più contemporanee e il suo nome classico. Ebbene si, questa è la storia dell’identità di “Cardio”.
E’ una specie di proposta, presentazione di autunni, inverni, estati e primavere”.

“Cardio” ricorda i migliori momenti di Miguel. Pop fresco e senza artifici.
Con canzoni che apparentemente non pretendono dire quasi nulla ma che finiscono con dire tutto. “Cardio” è, in realtà divertimento – ripete in più di un’occasione – pensandoci bene credo che mi è riuscito un disco molto solare”.

Miguel ha sempre avuto una squisita cura per gli arrangiamenti e i mixaggi dei suoi dischi. Quando uno si mette in studio di registrazione non deve trascurare nemmeno un dettaglio; in questa occasione ha contato sulla complicità nella composizione e scrittura dei brani, del suo insostituibile amico Nicolás Sorín (formato in Berkley- Boston – la migliore università della musica del mondo); di Pepo Scherman nell’ingegneria del suono e registrazione in studio; di Mikel Irazoki, lider della sua Band da anni e, del tocco finale di Andy Bradfield nei mixaggi, questa mano magica che ha finito per far quadrare tutto, e alla quale Miguel ha affidato i suoi ultimi lavori, “Papito” per esempio.

“Io lo vedo come una passerella – racconta – nella quale ogni canzone è abitata dal suo proprio personaggio, con il suo modo di vestire, di esibirsi e di essere. Salgono in scena e mentre sfilano sopra questa passerella, cantano e raccontano la loro storia. Appare un idealista contestatario che, acceca con la luce dorata del suo “Júrame” e in poco tempo arriva un tipo più dark e inquietante che pretende di risolvere un conflitto di coppia a colpi di serrameccanica con “Dame argumentos”, e ancora un altro che appare nudo, in ginocchio intonando come in penitenza un “Por ti” e tutto questo succede davanti ai tuoi occhi in questa assurda sfilata. Credo che vedere e ascoltare in contropiede tanti personaggi diversi sia qualcosa di molto interessante che mostra molti “Miguel” che arrivano dal passato ma che parlano di oggi e del futuro. Mai prima mi era successo, però già si sa, ogni lavoro si materializza in tempo reale e detta legge”.

“La prima sfida è stata quella di vedere se ero capace di pulire il linguaggio fino all’estremo della semplicità e del basico, in forma più spudorata – non più libera, come ho sempre fatto – usare parole che fossero sensate e non più capricciose, a volte divertenti, stringhe che fossero indomabili e dirette, ma anche profonde e leggere”.

“Tutte le canzoni all’origine nascono da un’urgenza, in forma di vomito/melodie. I primi accordi arrivano dopo, per necessità, perché me lo chiede il corpo o la mente. Una volta che esiste già questa base, inizia il caos, iniziano i dubbi e i sudori. E a questo punto, insieme alla mia equipe, cominciamo a dare un ordine nel laboratorio della produzione.
Dopo, ed in base a nuove idee che arrivano alla nostra porta, cominciamo ad indirizzarle, non è un processo molto diverso da quello, per esempio, della fotografia o della pittura. In modo naturale, sorgono profondità, luci, colori, temperature e tutto il resto. Tutto ciò che di nuovo si va scoprendo, se ha senso, si va incorporando”.
Così come è successo con “Papito”, Miguel Bosé nel 2012 ha pubblicato due formati differenti dell’ album “Papitwo”. Uno che conteneva 14 nuove versioni di suoi 14 successi cantati in duo con grandi artisti nazionali ed internazionali e un altro doppio che, includeva oltre che i 14 duetti, altri 14 duetti realizzati per progetti discografici di altrettanti artisti-amici di Bosé.
Se l’anno 2007 fu segnato da “Papito” che fin da subito si è trasformato in uno dei più importanti fenomeni della storia della musica latina, il 2012 voleva ripetere la stessa impresa con “Papitwo”.
A partire da Marzo 2007 “Papito” ha occupato incessantemente e per mesi e mesi il n°1 delle classifiche di vendita in Spagna, Italia e tutta America Latina, accumulando un totale di 18 dischi di platino fino alla fine del 2008. L’album ha ottenuto vendite mondiali vicine ai 3 milioni di copie e attualmente continua a vendere, tant’è che i dischi di platino sono diventati 21 e si è convertito senza dubbio alcuno nel disco di riferimento della musica Pop delle ultime tre decadi.

In Spagna è stato disco dell’anno nel 2007 per essere, con enorme stacco dagli altri dischi, l’album più venduto con 6 dischi di platino al seguito; inoltre “Papito” è rimasto per ben 18 settimane al primo posto nelle classifiche di vendita stabilendo così il record assoluto dell’anno!
In Messico il successo di “Papito” ha raggiunto una magnitudine inaudita: l’album è stato al n°1 per ben 15 settimane consecutive diventando una pietra miliare spettacolare con 5 dischi di platino! La lista di successi ha continuato in Italia dove, è stato doppio disco di platino e si è mantenuto per 6 settimane consecutive al numero 1 nelle classifiche di vendita.
Chile e Venezuela sono due esempi in più di agemonia di “Papito” durante il 2007 e in tutta America latina! Doppio disco di platino e 14 settimane al primo posto in classifica!
Colombia, Argentina ed Ecuador apportano altri tre dischi di platino alla galleria di riconoscimenti di Miguel Bosé.
Infine, nel mercato nord americano “Papito” è stato anche disco di platino ed è stato nominato ai Latin Grammy in tre delle più importanti categorie: Registrazione dell’anno per “Nena”, Album dell’anno e Miglior album pop maschile.
Dopo questo successo, la rivista Billboard gli ha dedicato una copertina e un ampio articolo all’interno, un vero omaggio della pubblicazione musicale più importante del pianeta al cantante e compositore spagnolo più universale della nostra storia più recente.

Come se non bastasse, “Papito” è stato onorato, tra gli altri riconoscimenti, con un Premio Ondas, un Premio Amigo, un Premio Oye! (México) e il prestigioso premio internazionale World Music Award 2007 (Italia).
Una vera pioggia di riconoscimenti, premi e gratificazioni come è mai successo da entrambi i lati dell’Oceano Atlantico, nelle ultime tre decadi.
Inoltre, il tour “Papitour” è durato quasi tre anni riunendo più di 3 milioni di spettatori.
In tutta questa “fatica”, Miguel è stato accompagnato nella produzione da grandi talenti e amici che bisogna citare: Carlos Jean, Andrés Levin, Nicolás Sorin. Martin Terefe, Fernando Ortí, Roberto “Brubaker XL” Rodríguez, Vicente Amigo, Davy Spillane, Pepo Scherman y Andy Bradfield.

Come in “Papito”, “Papitwo” riunì molti grandi amici, complici di Miguel, parte della sua vita, della sua carriera, della sua famiglia nella musica e allo stesso modo, in alcuni show in giro per il mondo, questi lo hanno accompagnato nei concerti “Papitwo”.
Miguel si reinventa, Miguel si getta nel vuoto, ritorna per celebrare una volta ancora la sua carriera con la sua gente, alla quale, secondo quello che dice, deve tutto…

Miguel Bosé è stato nominato ‘Persona del Año 2013 de la Academia Latina de la Grabación’ . Eletto tanto per i suoi impegni sociali, filantropici che professionali, Bosé ha ricevuto il tributo durante una cena di gala e concerto pletorico di stelle, mercoledì 20 novembre 2013 presso il Mandalay Bay Convention Center di Las Vegas prima della 14sima annuale consegna dei Latin GRAMMY.
Pochi artisti al mondo possono pretendere di essere autentiche icone pop, e punti di riferimento per tanti fans, tanto etero quanto gay.
Miguel Bosé sta al di sopra del bene e del male.
Con gli occhi truccati, coda occasionale e atteggiamento di sfida, Bosé inquieta e incuriosisce col suo look. Come il suo ultimo disco “AMO” (2014), che suppone un giro radicale rispetto alle sue ultime proposte.
Come un vulcano in eruzione, Miguel Bosé è in costante movimento creativo e con la voglia di esalare tutto quello che ha vissuto durante la sua vita; i suoi gusti, le sue realizzazioni, i suoi desideri, la sua nuova avventura a fianco ai suoi figli ai quali inietta tutto il suo sapere e tutte le sue passioni, questo è ciò che riflette il suo nuovo disco AMO.
“AMO parla della conoscenza in generale, di un mondo atomico, di biologia marina, dell’universo, della lettura, di invenzioni, matematica, fisica…è tutto ciò che io sono; parla della curiosità estrema, della capacità di poter sorprendere, di quando ero bambino, parla della domenica e della sua santificazione: io lo faccio aggrappato al mio cuscino nel mio letto, dormendo; parla di Dio come di un tiranno che fa e disfa le cose; parla di una protesta sociale, ed io sono il frutto di tutto questo, insomma, parla di molte cose…
A livello creativo e produttivo è forse il miglior anno della mia vita e anche a livello rendimento, perché riesco a fare moltissime cose molto ben concepite.
Mi trovo in un momento tremendamente di eruzione costante.
Uno dei tratti più determinanti della mia personalità è la curiosità, l’inquietudine di apprendere, di scoprire nuove cose, affinarmi è la cosa che mi piace di più, a cui tendo sempre; quando ero adolescente credevo che prima o poi avrei smesso di imparare, conoscere, studiare e approfondire, invece no, continuo ancora più di prima, approfittando al massimo del tempo che mi è concesso.
In questo 2014 ho avuto un momento di estrema lucidità, ciò succede una volta ogni 12 anni e ho deciso che non avrei prodotto più i miei dischi. Questo perché quando stavo fabbricando i demo, mi sono accorto che facevo le cose in maniera molto radicale e chiusa. Io intendo la musica solo in un modo, e tutto mi sembrava uguale al passato, più Bosé, una volta ancora.
Così ho diviso in tre la produzione: sei canzoni ad Andrew Frampton e a suo fratello Brad, altre quattro a Andrés Levin con Héctor Castillo. E poi la mia scommessa da anni, che è Brubaker XL, ex líder de Sindicato del Crimen, che ha fatto le altre tre.
A parte il modo di comporre, che è un mondo a parte ed è qualcosa di molto personale, il mio suono ha sempre avuto una componente molto inglese nella produzione. Per me gli inglesi sono i migliori del mondo, senza paure né radicalismi. Questo si, ma la melodia, le canzoni, sono latino-europee, con grande affinità all’Italia, perché la musica che ascoltavo da piccolo a casa, era quella di Sanremo, Celentano, Gino Paoli, Mina…”

Lo spettacolo AMO Tour ha causato sensazione non solo per il suo incredibile repertorio che include le canzoni di “AMO” e i grandi successi della sua carriera, ma anche per la messa in scena molto innovativa che celebra il suo amore per la conoscenza e la cultura in generale.

“AMO” è stato pubblicato a novembre 2014 e ha debuttato direttamente al numero 1 di iTunes in Spagna, Messico, Argentina Colombia, Chile e Stati Uniti (Latin Chart), disco d’oro in Spagna e Messico.
“Sembra che questo sia il disco più Bosé che faccio da anni, questo dicono.
E siccome non so bene questo cosa voglia dire, devo fidarmi….
AMO è dedicato al privilegio del non sapere, a quello di poter parlare infinitamente, all’insaziabile dono della curiosità che tutto fruga.
AMO è un ricettario di vita molto semplice e molto trasparente.
E’ il risultato di essere padre.
Non potevo definirlo meglio. AMO sono io, adesso.”

Miguel Bosé, artista che ha venduto più di 30 milioni di dischi, nominato “Persona del Año 2013” dall’ Academia Latina de la Grabación (LARAS) e “Artista per la Pace” dall’UNESCO.
Ha all’attivo più di 70 successi che hanno raggiunto il #1 delle charts di radio d’Europa e America, nonché tutti i riconoscimenti esistenti nell’industria della musica in spagnolo:
oggi intraprende una nuova tappa nella sua carriera, per mano di Ocesa Sei Track, impresa con la quale ha suggellato un’alleanza strategica per lo svolgimento della sua carriera a livello mondiale.
Ocesa Sei Track è l’impresa di rappresentanza e commercializzazione artistica più importante dell’America Latina, filiale del gruppo CIE, compagnia lider nel mercato dell’intrattenimento in Messico, Colombia e CentroAmerica e uno dei partecipanti più rilevanti nell’ambito latinoamericano e mondiale nell’industria dello spettacolo nonché, uno dei tre promotori più grandi al mondo.
“Sono felice per la mia alleanza con Ocesa Sei Track – ha dichiarato Bosé – e non c’è dubbio che a questo punto della mia carriera non potevo scegliere migliori compagni di viaggio. So che con Ocesa Sei Track farò grandi cose, probabilmente le più importanti e rappresentative della mia traiettoria professionale. Sono pieno di entusiasmo!”

“Per noi di Ocesa Sei Track sarà un vero piacere lavorare per Miguel, che è un artista in tutta l’estensione della parola. Miguel è molto più che un cantante.
La quantità di repertorio che possiede Miguel lo fa essere l’artista di lingua spagnola con maggiore ripercussione a livello mondiale; ed è un esempio a seguire per la comunità artistica latina.
Lavoreremo come si deve e con la collaborazione di Warner Music per cercare di portare la musica di Miguel a tutti i paesi che lo hanno accompagnato durante tutto il corso della sua carriera” – hanno dichiarato Alex Mizrahi e Octavio Padilla, direttori di Ocesa Sei Track.
Con Miguel Bosé non bisogna dare nulla per scontato.
Con lui bisogna essere sempre pronti ai cambiamenti, le sorprese, le sfide. Perché queste sono le costanti che definiscono la carriera di chi è l’artista spagnolo di maggiore proiezione internazionale, un pioniero che fa suo ogni stile al quale si avvicina.
Bosé MTV Unplugged è una di queste cose insperate, ma sempre emozionanti, alle quali lo stesso Miguel è abituato a riferirsi come “avventure speciali”. E’ una nuova metamorfosi artistica che ci mostra il Bosé più latino, più intimo, più passionale e più bandito.
Bosé MTV Unplugged è il primo disco acustico nella carriera di Miguel Bosé. Registrato in Messico, circondato da illustri invitati ha scritto un nuovo capitolo musicale. In questa chiave, il suo repertorio acquista una nuova pelle sonora e, come lui, torna a trasformarsi. Registrato il 12 maggio 2016 a Città del Messico sotto la produzione di Nicolás Sorín, Bosé MTV Unplugged riunisce 16 canzoni, due di loro inedite, “Dime qué diré” y “Estaré”.
“Juan Luis Guerra voleva che io cantassi una bachata. Di fatto voleva anche che io cantassi con lui un merengue però, ci sono cose che non sono per me, è come se mi mettessi a cantare bulerías. Io sono europeo del nord, di radice germano-italiana. Però, anche se il merengue no, la bachata si è una musica che affonda le radici in me, nei miei orientamenti, nella mia ritmica, il mio sentire, i miei movimenti, il mio sangue, così come mi succede col bolero. Sono due generi difficili da cantare però che ho cantato. “Dime qué diré” è la bachata che Juan Luis mi ha regalato.”
“Estaré” l’ho composta nel gruppo di Amo però alla fine ho deciso di conservarla. Quando è arrivata l’opportunità di fare l’ Unplugged e di pubblicare canzoni inedite ho penstao che era il momento buono per lei, perché la canzone è molto intima. Mi è sembrato fosse buono inserirla in questo progetto. Con questa canzone dico ai miei figli che in qualsiasi posto io possa andare, incluso quando non ci sarò più, devono guardare bene dentro di sé perché io sarò sempre nel loro cuore.”
Delle vecchie canzoni “Ci sono titoli che dovevano per farza esserci, perché sono un must. Ci sono alcune che forse non sono molto conosciute però che tradotte in acustico si valorizzavano molto.”
“Molte canzoni hanno sofferto qualche stravolgimento, nella struttura, nel tono, nel modo in cui la canto. Gli invitati, sono tutti grande stelle nel continente americano, dal nord al sud. In Papito già c’erano molti più artisti stranieri che spagnoli, è questo ha un perché. Da 40 anni a questa parte io lavoro molto di più nel continente americano, la mia vità è qui e per questo mi sono trasferito qui anche a vivere. Il mercato più grande per me è sempre stato l’America.”
l’album Bosé: MTV Unplugged ha debuttato al n° 1 nei Tunes Latin chart di nove paesi: Argentina, Colombia, Chile, Ecuador, Stati Uniti, Spagna, Messico, Panamá e Perú.
Con 17 album inediti di studio e più di 30 milioni di copie di dischi venduti, tour mondiali, una carriera poliedrica e più di 70 successi che hanno raggiunto il n° 1 delle charts radiofoniche di Europa e America, l’artista spagnolo ha ricevuto tutti i riconoscimenti esistenti nell’industria della musica latina, e continua ad accumulare successi e riconoscimenti:
Miguel Bosé ha ricevuto in Spagna la Medaglia Internazionale delle Arti 2016, il prestigioso Premio Ondas alla carriera e ha inoltre raccolto una cifra record superiore al milione di euro nel corso del Gala contro l’AIDS realizzata a Madrid. Inolte, il passato 1° dicembre ha ricevuto il primo GOLDEN MUSIC AWARD, riconoscimento speciale consegnato dalla radio lider in Spagna, Los 40.
Miguel Bosé è stato il primo artista ad essere onorato con questo premio.
Miguel Bosé è l’artista solista ha ha raggiunto più volte il n° 1 nella classifica di vendita di Los 40. Nel corso dei 50 anni di vita della catena musicale, 19 canzoni di Miguel Bosé hanno raggiunto la posizione più alta e inoltre è l’unico artista che ha avuto numeri 1 a Los 40 in 4 decadi consecutive.
In definitiva è un piacere compiere gli anni con la colonna sonora che lui va componendo, perché uno sente che è bene accumulare e che, se tiriamo le somme, il saldo è molto positivo e siamo ricchi con tutto quello che grazie a lui abbiamo ballato e goduto.
La carriera di Miguel Bosé è stata come una torcia in costante movimento. E quando più sembrava al punto di spegnersi per il vento, con più forza tornava a fiammeggiare.
Una traiettoria vertiginosa la sua come una montagna russa.
Mentre altre stelle misurano tutte le loro parole e i loro atti per timore di inciampare, Bosé si è preso il lusso di sbagliarsi, di affrontare la creatività come atto vitale. Con i suoi pro e i suoi contro. I suoi trionfi e i suoi fallimenti.
Questo lo fa apparire più umano rispetto ad altri idoli e gli conferisce anche un’aura mitologica.
Nessuno come lui può ostentare tanto appropriatamente l’appellativo di “Araba fenice.”

Fonti varie: Warner Music/El País/El Mundo/Ocesa Sei Track/Davidelfin