AMO TOUR ESTETICA E CONCETTO

Miguel Bosé da 40 anni  continua ad essere una Icona pop unica e inconfondibile, con AMO (Warner Music 2014) e con l’omonimo tour, l’artista racconta un’estetica e un concetto davvero singolari, stupendo per l’ennesima volta.
A 30 anni dalla pubblicazione di BANDIDO (album cardine della sua imponente discografia), Bosé tira le somme di un percorso professionale considerevole.
Benchè stia presentando uno show composto maggiormente dagli arcinoti brani che ormai fanno parte della storia musicale spagnola, AMO si fa largo col suo moderno sound.
Bosé non ha più nulla da dimostrare.
E’ stato sempre un precursore di stili e tendenze. Un provocatore.
Ma col suo carisma e il suo talento, ogni sfida si è convertita in indelebile segno.
Il genio, la sua figura e il timbro profondo della sua voce non possono confondersi, nè il tratto onirico e metaforico della sua scrittura. Bosé è un marchio irripetibile.
All’insegna di questa premessa, ma con altissima aspettativa, sono andata verso l’AMO TOUR sicura che non mi avrebbe delusa.
Il palcoscenico mi è apparso nudo, scarno. Senza scenografia, senza strumenti.
Dominato solo dal microfono centrale e alcuni poliedri, di diverse dimensioni.
Dalla prima all’ultima nota, la musica non è cessata.
Bosé, inizialmente solo sulla scena, di bianco vestito, evanescente e mistico, ha cominciato a dipingere, con la sua voce e i suoi sinuosi movimenti, la scenografia.
L’impalcatura essenziale ha preso vita in una esplosione di colori ed immagini che non sono stati interrotti fino alla fine, trasportando il pubblico in visibilio in una dimensione fantasmagorica.
Un brano dietro l’altro, senza interruzioni e senza dialogo, Bosé si è concesso, ora intimo, ora sensuale, spesso malinconico a tratti romantico, accompagnato da 8 artisti, coristi e musicisti, che lentamente hanno preso posto sulla scena al suo fianco, rigorosamente di bianco vestiti, come lui.
Lo spettacolo si è svolto in maniera impeccabile, la professionalità di Bosé e della sua Band sono una garanzia.
Una carrellata di note e suggestioni, movimenti e pose, attraversando quasi quattro decadi di successi, tutti coreati dall’appassionato pubblico.
Inutile elencare il consolidato repertorio amato e richiesto da fans ed estimatori e divulgato da mesi dalla Stampa internazionale: la scaletta è stata sapientemente collaudata per portare avanti un coerente discorso senza interruzione, per lasciare posto all’amore, al sogno, all’impegno e alla speranza.
Le proiezioni, i poliedri in movimento, i punti luce e il gioco scenico tra Miguel, i coristi e i musicisti, hanno trasformato il concerto in una rappresentazione teatrale.
Ma è quando le note e le raffigurazioni di “Salamandra”, “Sevilla” , “Que no hay” e “Por tí” hanno infiammato i cuori e rapito lo sguardo dei presenti, che si è toccato l’apice dell’emozione e dello stupore: solo l’istrione Bosé si può permettere tanto.
Solo Miguel, col suo naturale incanto, può risultare semplice anche nella effigie più improbabile.
Non dimenticheremo facilmente il momento in cui Miguel, dopo aver interpretato “Sevilla” e aver suggestionato tutti, osando personificarsi come una Madonna con Gesù bambino in braccio, si è inginocchiato facendosi il segno della croce, infuocato dal rosso delle luci.
Né il momento in cui, dopo aver interpretato il brano culto “Que no hay”, Bosé ha spalancato il suo caftano bianco, tempestato di specchi, lasciando tutti a bocca aperta.
Nel regno della Salamandra vive Miguel Bosé, l’uomo-artista che da decenni attraversa il fuoco senza bruciarsi, rigenerandosi.
AMO chiude un cerchio. E’ un punto e a capo.
Niente è da spiegare.
Tutto è da intuire quando l’intensità tocca certe vette.
La perla si è moltiplicata.


foto by Miguelbosetribute.it

Miguel Bosé Tribute
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